“Il fotovoltaico piace di più” se con l’Accumulo


Produrre energia elettrica in maniera autonoma mediante pannelli solari fotovoltaici è ancora conveniente, grazie alle detrazioni fiscali del 50% e al progressivo calo dei prezzi dei sistemi di accumulo che permettono di aumentare la quota di elettricità autoconsumata, distribuendola, in modo più congeniale all’utenza, durante il corso della giornata.

Infatti, di solito, i consumi elettrici sono concentrati verso le ore serali e questo non permetterebbe, in assenza di un sistema di storage, di consumare energia solare in quelle ore della giornata. La possibilità di usufruire del meccanismo dello scambio sul posto, che permette di immettere energia elettrica nella rete quando questa non viene consumata e di prelevarla quando c’è richiesta di elettricità nelle ore serali, non è molto conveniente, in quanto l’energia immessa viene pagata molto di meno di quella prelevata dalla rete. Infatti quella prelevata la paghiamo ai soliti 25 e finanche 30 c€/kWh, mentre quella ceduta alla rete viene remunerata molto meno.

Per utilizzare quasi per intero l’energia autoprodotta, sempre più utenti decidono di fare ricorso ad un sistema di Energy storage, ossia ad un sistema di batterie.

Per quanto riguarda il mercato atteso ci si può riferire all’Energy & Strategy Group che ha stimato che nel 2015 sono stati acquistati circa 2000 impianti di questo tipo; e considerando che in Italia operano attualmente oltre 600 mila impianti di piccola e media taglia le prospettive per interventi di upgrading di questi impianti sono decisamente interessanti ed è quindi atteso un mercato in forte crescita.

L’inizio del 2016 sta vedendo un aumento dei sistemi di accumulo nel settore residenziale, tanto che molti parlano di “piccolo boom”.

Rispetto ad un 2015 abbastanza deludente, quest’anno tutti i produttori hanno registrato un aumento netto sia nell’interesse da parte di installatori ed utenti finali, sia nella vendita di sistemi di storage. Alcuni hanno registrato, nei primi mesi dell’anno, un aumento dei kWh installati di più del doppio rispetto all’intero 2015.

“I corsi di aggiornamento e conferenze sullo storage”, ci dice  Italia Solare,” fanno il tutto esaurito, e moltissimi tecnici si informano su costi e possibilità di aggiungere questi dispositivi ai loro impianti fotovoltaici esistenti o nuovi”.

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L’opzione fotovoltaico + accumulo è sempre più popolare grazie anche all’ingresso sul mercato di prodotti che hanno avuto grande eco mediatica, come il Powerwall di Tesla.

Sono diversi i fattori che contribuiscono a questo aumento di interesse nella tecnologia dell’accumulo. Tra questi sicuramente la diminuzione progressiva del costo dei sistemi di storage e la sempre maggiore consapevolezza della convenienza ad autoprodurre il proprio fabbisogno di energia elettrica quanto più possibile, invece di ricorrere al meccanismo dello scambio sul posto.

Molti utenti sono, infatti, stufi di essere connessi alla rete e hanno voglia di staccarsi senza tener conto dei tempi di ritorno economico dell’investimento. Anche se staccarsi dalla rete sarebbe molto costoso, perché bisognerebbe sovradimensionare sia l’impianto solare che l’accumulo.
Altri non vogliono più regalare elettricità, che quando immessa in rete con lo scambio sul posto viene pagata pochi centesimi, mentre quando l’utente l’acquista dalla rete la paga, tenuto conto dei numerosi orpelli di rete e di sistema, a prezzi esorbitanti e ben lontani dal costo di produzione. Questi ultimi sono disposti anche a fare un investimento sugli accumuli, pur sapendo che richiederà poi 7-8 anni per essere recuperato.

Per avere un’idea indicativa, nella simulazione economica che abbiamo realizzato  abbiamo ipotizzato che un utente con consumi di circa 3800 kWh/anno con un impianto fotovoltaico già installato di potenza pari a 3 kWp, che ha bisogno di una batteria al litio da circa 5 kWh utili (storage = 6 kWh) per raggiungere il 70% di autoconsumo, dovrebbe investire, considerando tutte le spese, circa 5.000 €, e, come già detto, verrebbe ripagato del suo investimento in circa 8 anni.


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Fotovoltaico con accumulo: quanto e quando conviene

solar-energyI costi e il ritorno economico dell’impianto fotovoltaico

I prezzi degli impianti in opera, che erano crollati negli anni del boom del FV in regime di conto energia, si sono ulteriormente abbassati negli ultimi anni. Per coprire il fabbisogno elettrico della famiglia media, che oggi viene stimato in 3.800 kWh/anno, al Nord si dovrà disporre di un impianto da 3,5 kWp, al Centro da 3 kWp, e al Sud da 2,75 kWp; laddove il costo per kW di un impianto di buona qualità è mediamente dell’ordine dei 2.000 Euro + Iva 10%.

Cessati ormai da tempo gli incentivi degli anni d’oro del ‘conto energia’, resta, per gli impianti di dimensioni limitate, disponibile la detrazione fiscale del 50%, che permette il recupero di metà dell’investimento in 10 anni, mentre l’energia in eccesso scambiata con la rete è remunerata con lo ‘scambio sul posto’.

Le nostre simulazioni per il risparmio ottenibile e il payback time

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Abbiamo fatto la simulazione della messa in opera di un impianto, al nuovo, dotato di un adeguato sistema di accumulo, con le seguenti ipotesi (conservative) caratterizzanti:

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Il flusso di cassa semplice, che cioè non tiene conto di eventuali oneri finanziari che per altro non cambierebbero di molto il risultato economico, è sintetizzato nel grafico.

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Il tempo di ritorno semplice è di 8 anni.

In conclusione, tutti i conti fatti, il fotovoltaico sul tetto di casa, del piccolo stabilimento aziendale o dell’edificio residenziale/terziario, che può accedere al recupero fiscale e allo scambio sul posto, conviene, e a maggior ragione se lo dotiamo di un sistema di accumulo.


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Le nuove tariffe elettriche in Italia: tra equità e demagogia

L’Autorità per l’Energia Elettrica il Gas ed il Sistema Idrico (AEEGSI) ha infine approvato il nuovo sistema di tariffazione dell’energia elettrica che era stata chiamata ad innovare dal decreto 102/2014 che recepisce la Direttiva europea 27/2012 sull’efficienza energetica.

A seguito dell’emanazione della delibera dell’Autorità 582/2015/R/eel approvata il 2 dicembre 2015, che stabilisce come cambierà la bolletta a riforma ultimata, nel 2018 e negli step intermedi, dal primo Gennaio 2016 e dal 2017; nel mese di Dicembre 2015, si è fatto un gran parlare della nuova tariffa; a volte con cognizione di causa ed in maniera concreta, a volte in modo demagogico per catturare il consenso di molti, altre ancora per difendere interessi di parte o di settore. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.


I termini del problema ed il contesto
(da un nostro precedente articolo)

La tariffa, cioè il costo del kWh e quindi la spesa complessiva, applicata al cliente domestico per la fornitura di energia elettrica risulta da quattro componenti, la cui somma va a costituire la “bolletta elettrica”:

  • i servizi di vendita, che riuniscono il prezzo dell’energia e quello dei servizi di dispacciamento e commercializzazione;
  • i servizi di rete (tariffe di trasmissione, distribuzione e misura), in pratica la quota che l’utente paga per essere raggiunto e servito dalla rete elettrica nella propria abitazione;
  • gli oneri generali di sistema (componenti tariffarie a copertura degli oneri derivanti dalla incentivazione delle fonti rinnovabili, dallo smantellamento degli impianti nucleari, dalla ricerca di sistema, dal bonus sociale, dalle agevolazioni per clienti industriali grandi consumatori e per i consumi ferroviari agevolati);
  • le imposte (accise e IVA).

La struttura tariffaria vigente sino al 2015, a carattere fortemente progressivo e peculiare del sistema italiano, è ‘figlia’ dello shock petrolifero di quarant’anni fa, quando le esigenze del sistema elettrico e del paese erano molto diverse da quelle odierne. All’epoca, infatti, essa rispondeva, oltre a finalità di carattere sociale, all’esigenza di stimolare un uso fondamentalmente improntato al risparmio dell’energia da parte del consumatore, con un costo unitario del kWh che cresce per scaglioni all’aumentare dei prelievi, scoraggiando l’impegno di potenza per gli usi domestici se superiore ai 3 kW.

Gli obiettivi della nuova tariffa

L’Autorità, dopo un periodo di consultazione delle parti interessate, ha deciso di intervenire su due voci in particolare che insieme pesano per il 40% circa del valore delle bollette italiane: “oneri di sistema” e “servizi di rete”.
Obiettivo dell’ AEEGSI, in ottemperanza al mandato ricevuto, era quello di eliminare il principio della tariffa progressiva, quindi basata sul mero consumo, poiché allo stato attuale risulterebbe iniqua per i milioni di contribuenti che consumano più energia.
La revisione delle tariffe è da inquadrare nel Piano d’azione dell’Autorità, indirizzato all’uscita dalle tutele di prezzo, passando attraverso la ‘liberazione’ del vettore elettrico, quello ambientalmente più sostenibile tra tutti i vettori energetici diffusi, liberandolo dai vincoli derivanti dalla precedente legislazione che ne svantaggiava l’accesso nei riguardi di disponibilità, economicità, fruibilità ed efficienza rispetto all’uso finale.
Con un percorso graduale dal 2016 al 2018 si abolisce la progressività, ossia il meccanismo in vigore ad oggi che fa pagare il kWh di meno a chi ha consumi bassi, e si spostano i costi di rete e di sistema sulla parte fissa della bolletta.
Il fine ultimo dell’azione intrapresa è, a detta dell’Autorità, quello di eliminare l’extra-costo per i consumi elettrici efficienti oggi penalizzati da costi eccessivi, insieme a maggiore equità tra consumatori e aderenza ai costi dei servizi di rete.

La querelle

Come abbiamo detto si è fatto un gran parlare della nuova tariffa e qualcuno demagogicamente, o forse per tirare la volata ad uno o più settori dell’industria, dice che “la riforma è in contraddizione con la volontà del legislatore europeo che prescrive che le riforme tariffarie non debbano in alcun modo scoraggiare gli interventi di efficienza energetica”.
È, invece, nostra opinione che così dicendo si confonde l’efficienza energetica, preconizzata dall’UE, con il risparmio dei consumi forzatamente indotto da costi del kWh che non riflettono i costi di mercato e per il loro valore artificiosamente costruito inducono l’utente a risparmiare l’energia elettrica a detrimento del suo confort.
L’Autorità, infatti, nel presentare questa riforma, che interesserà i 30 milioni di utenti elettrici domestici italiani, sostiene, e secondo il nostro avviso a ragione, che la nuova tariffa porta maggiore equità per gli utenti e promuove l’adozione di tecnologie elettriche efficienti come le pompe di calore.
Verrà quindi superato l’anomalo, per un’economia di mercato, sistema di sussidi incrociati tra consumatori per cui chi consuma di più (ad esempio le famiglie numerose), a parità di costi per il servizio paga anche qualcosa per chi consuma di meno (quindi anche single o coppie benestanti).

Le proiezioni AEEGSI

Ma questo non vuol dire che non si guarderà, ed è questo un elemento distintivo del nostro paese rispetto agli altri paesi a libero mercato, ai risvolti sociali del provvedimento.
Per le famiglie in reale stato di bisogno, a basso reddito, l’Autorità ha infatti previsto un ‘ammortizzatore’ che annullerà ogni possibile effetto negativo. Lo strumento è il bonus sociale di sconto, capace di intercettare chi è in concreta difficoltà.


Che cos’è il Bonus?

Dal sito AEEGSI

E’ uno sconto sulla bolletta, introdotto dal Governo e reso operativo dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico con la collaborazione dei Comuni, per assicurare un risparmio sulla spesa per l’energia alle famiglie in condizione di disagio economico e fisico e alle famiglie numerose, per famiglie con ISEE non superiore a 7.500 euro o per famiglie numerose (con più di 3 figli a carico) con ISEE non superiore a 20.000 euro. Il valore del bonus, scontato direttamente sulla bolletta elettrica, dipende dal numero di componenti della famiglia anagrafica ed è aggiornato annualmente dall’Autorità.
Per l’anno 2015 questi sono i valori :

Numerosità familiare 1-2 componenti € 71
Numerosità familiare 3-4 componenti € 90
Numerosità familiare oltre 4 componenti € 153

Già nel 2016 viene previsto il potenziamento automatico da parte dell’Autorità del bonus sociale, “in modo che per le famiglie a basso reddito che ne hanno diritto, già dal prossimo anno, non ci sia alcun aggravio di spesa”.
A regime, poi, per neutralizzare ogni effetto, la stessa Autorità ha segnalato a Governo e Parlamento l’opportunità di rafforzare stabilmente il bonus, sia in termini di intensità, portando lo sconto sulla bolletta dall’attuale 20% fino al 35% della spesa, sia con un ampliamento della platea di coloro che ne hanno diritto.

Le ricadute attese

Secondo l’Autorità la riforma della tariffa inoltre consentirà di liberare il potenziale di installazione di apparecchiature elettriche efficienti (come ad es. pompe di calore, auto elettriche o piastre a induzione), oggi frenate dagli eccessivi costi di utilizzo per la progressività della tariffa, consumi elettrici che potranno essere sostitutivi di quelli di altri vettori energetici (gas, gpl o altro), per loro natura molto meno rinnovabili, portando anche ad un ulteriore possibile risparmio complessivo. Inoltre queste apparecchiature elettriche sono quelle che meglio si adattano ad un aumento della penetrazione delle fonti rinnovabili, dei sistemi di accumulo, e dell’energia da loro stesse prodotta, sia di provenienza dalla rete – nel 2015 arriveremo a sfiorare il record del 45% circa della produzione elettrica nazionale ottenuta da fonti rinnovabili – sia autoprodotta e consumata sul posto con i piccoli impianti di produzione rinnovabili sempre più diffusi.

Il segnale di prezzo percepito dal consumatore non sarà più distorto e si avrà libertà di scegliere il vettore energetico più adatto alle esigenze della singola famiglia, cioè se scegliere l’elettricità, il gas, il GPL o altro. Infatti oggi chi ad esempio per riscaldare vuole utilizzare un’efficiente pompa di calore viene penalizzato da più alte tariffe. Con la riforma, e quindi con una più stretta aderenza ai reali costi, potrà scegliere se utilizzare la pompa di calore ad altissima efficienza senza essere penalizzato, magari risparmiando se, guardando all’intero bilancio energetico della famiglia, potrà così sostituirla al gas. Ragionamenti simili si possono fare anche con i veicoli elettrici al posto di quelli a benzina o gasolio, o alle piastre ad induzione per cucinare.

Gli aspetti caratterizzanti la riforma

Secondo l’Autorità, a regime, quindi dal 2018, per i servizi di rete viene definita una struttura tariffaria non progressiva, uguale per tutti i clienti domestici, impostata in base al criterio dell’aderenza ai costi dei diversi servizi: i costi di misura, commercializzazione e distribuzione verranno coperti in quota fissa pro-cliente (€/anno) e in quota potenza (€/kW/anno), mentre i costi di trasmissione in quota energia (c€/kWh).
Per la tariffa per gli oneri di sistema si mantiene invece una differenziazione tra clienti residenti (ai quali viene applicata tutta in quota energia come oggi, cioè in c€ per kWh prelevato) e non residenti (ai quali viene applicata sia in quota fissa, sia in quota energia), in modo tale che nel complesso tre quarti del gettito (per residenti e non residenti insieme) derivi comunque dalle quote energia.
Nel complesso il 75% della bolletta dipenderà ancora dai kWh prelevati, mantenendo così un forte incentivo a comportamenti virtuosi da parte dei cittadini.
Con la riforma per le famiglie emergerà anche una nuova ‘leva’ di personalizzazione, la potenza, per comportamenti energetici più moderni. Proprio per stimolare un utilizzo più attento e consapevole di quella impegnata, verranno introdotti livelli di potenza con un ‘passo’ più fitto rispetto all’attuale, in modo da aumentare la possibilità per il cliente di scegliere quello ottimale per le proprie esigenze; contestualmente ci sarà l’azzeramento transitorio dei costi per il cambio di livello (che passano da 30 a 0 euro) e, per scegliere meglio, verranno messi a disposizione i dati storici sulla massima potenza prelevata mensilmente.

La progressività: dal 2016 al 2018

Dal 1° gennaio 2016 cambieranno le tariffe per i servizi di rete, andando ad aumentare le quote fisse (per punto e per potenza) e riducendo di almeno il 25% l’entità del sussidio incrociato oggi esistente.
Dal 1° gennaio 2017 ci sarà la piena applicazione della tariffa non progressiva per i servizi di rete e verrà effettuato il primo intervento anche sulla tariffa per gli oneri di sistema, limitando a 2 il numero di scaglioni di consumo annuo.
Dal 1° gennaio 2018 la riforma sarà a regime, applicando la piena struttura non progressiva anche alla tariffa per gli oneri generali di sistema.

Le Proiezioni previste per la bolletta a regime

Secondo le proiezioni dell’AEEGSI, a costi del sistema elettrico invariati, le famiglie italiane continuerebbero a pagare la medesima bolletta elettrica complessiva, ma avverrebbe una redistribuzione tra diverse tipologie di famiglie (imposte comprese):

  • Per il ‘cliente tipo’ (con consumi medi di 2.700 kWh all’anno – residente – e una potenza di 3 kW tra 1 gennaio 2015 e 1 gennaio 2018 la spesa media annuale passerebbe dai 505 euro a 526 euro.
  • Per le famiglia numerose, con ad esempio consumi medi di 3.200 kWh/anno – residente, la bolletta annua scenderebbe dai 668 euro a 622 euro.
  • Per le famiglie monocomponente ‘non bisognose’, con ad esempio consumi medi di 1.500 kWh/anno, la spesa media che passerebbe da 256 euro nel 2015 a 334 euro nel 2018.

Ovviamente ogni utenza è un caso a sé e le combinazioni sono molto numerose; ai tre casi sopra esemplificati perché più esemplificativi, possiamo aggiungere due ulteriori considerazioni in grado di darci idea della nuova bolletta attesa:

  • gli utenti non residenti, secondo i principi prima descritti, vedranno la loro bolletta aumentare in misura più sostanziale;
  • un utente gran consumatore, magari perché ha deciso di sostituire il suo obsoleto impianto di riscaldamento a gas con uno a pompa di calore, con potenza impegnata di 5-6 kW e consumi dell’ordine dei 6.000 kWh vedrà al 2018 diminuire rispetto ad oggi la sua bolletta di 600 € circa (imposte comprese)

 

A cura dell’ing. Francesco Vivoli, email: vivoli@portalemesos.it

Per informazioni su attività di formazione e consulenza nel settore dell’efficienza energetica, è possibile consultare il portale Mesos: http://www.portalemesos.it

La “nuova stagione” del Fotovoltaico

Ci sentiamo di poterlo affermare senza tema di smentite ed in controtendenza rispetto all’opinione oggi diffusa sulla stampa e tra molti tecnici addetti ai lavori; ciò per una serie di ragioni di cui le principali esamineremo brevemente qui di seguito.

‘Motori’ e sviluppi di mercato attesi

I programmi e le strategie d’incentivazione delle fonti rinnovabili e del FV in particolare, hanno spinto il mercato europeo (in special modo quello tedesco e quello italiano) a livelli straordinari, perché drogati dai sostanziosi incentivi. Cessati gli incentivi il mercato si è ovviamente ridimensionato moltissimo e resta attivo quasi esclusivamente per i piccoli impianti che, in Italia, godono dell’incentivo fiscale del 50% spalmato in dieci anni.

Però è da considerare che le misure, la cui adozione è imposta dall’Unione Europea, finalizzate all’edificio “zero emission”, condurranno i costruttori a dotare obbligatoriamente di un impianto FV l’edificio perchè diventi auto sufficiente e in grado di auto produrre l’energia necessaria a soddisfare le esigenze dei suoi occupanti. In pratica si dovrà dotare gli edifici di un impianto micro-eolico o di un impianto FV; e mentre il primo è realizzabile solo in determinate condizioni e località, il secondo lo è ovunque. Ciò contribuirà certamente a mantenere attivo questo segmento del mercato.

Impianti ‘compositi’ per il prossimo mercato

L’edificio a energia zero avrà bisogno non solo di autoprodurre la ‘sua’ energia dalle rinnovabili, ma anche di accumularla.

Peraltro sono attualmente in corso valutazioni e studi finalizzati a stimare l’effetto e la funzione di accumulo associata ad un sistema composito, che governato dalla domotica massimizzi l’autoconsumo dell’energia aleatoriamente prodotta da un impianto eolico, termico o fotovoltaico. Il sistema sopra ipotizzato non ricorrerebbe all’integrazione di un costoso sistema di accumulo elettrico, ma demanderebbe la funzione di accumulo e restituzione dell’energia, convertita in energia termica, alla struttura stessa dell’edificio. Ciò, ad esempio, grazie ad un sistema ibrido costituito da impianto a energia rinnovabile, pompa di calore elettrica o ad assorbimento, impianto termico, impianto domotico; meglio se progettati in modalità BIM.

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I costi

I prezzi, che erano crollati negli anni del boom del FV in regime di conto energia, si sono ulteriormente abbassati negli ultimi due anni. Per coprire il fabbisogno elettrico della famiglia media, che oggi viene stimato in 3.800 kWh/anno, al Nord si dovrà disporre di un impianto da 3,5 kWp, al Centro da 3 kWp, e al Sud da 2,75 kWp; laddove il costo per kW di un impianto di buona qualità è dell’ordine dei 2.100 Euro + Iva 10%.

Il ritorno economico

Cessati gli incentivi del ‘conto energia’, resta disponibile la detrazione fiscale del 50%, che permette il recupero di metà dell’investimento in 10 anni, mentre l’energia in eccesso scambiata con la rete è remunerata con lo ‘scambio sul posto’.

Tutti i conti fatti, il fotovoltaico sul tetto di casa, dello stabilimento aziendale o dell’edificio residenziale/terziario, che può accedere al recupero fiscale, conviene ancora. Il risparmio è maggiore quanto più alti sono i consumi e quanto più alta è la quota di energia che si riesce ad usare direttamente mentre l’impianto produce, cioè in ‘autoconsumo’, senza farla passare per la rete di distribuzione.

Le nostre simulazioni

Abbiamo fatto delle simulazioni con le seguenti ipotesi:

  • costo dell’impianto: 2.100 €/kW + Iva 10%
  • costo dell’energia: 0,24 €/kWh
  • percentuale di autoconsumo del 30%
  • consumo dell’utenza = 3.800 kWh/anno

I tempi di ritorno, così come l’investimento necessario, ovviamente variano a seconda della zona geografica.
Con le ipotesi dette, il tempo di ritorno è dell’ordine dei 7 anni per il Sud Italia, 8 anni per il Centro e quasi 9 anni per il Nord. Da notare che nel caso di un’utenza con consumi più elevati, perchè utilizza apparecchiature elettriche energivore, come le pompe di calore per il riscaldamento, i tempi di ritorno saranno più convenienti.

Migliorare il ritorno economico

  • Aumentare l’autoconsumo

Concentrando i consumi e cercando di farli coincidere con le ore in cui l’impianto produce cambia il parametro autoconsumo; portandolo ad esempio al 50% i tempi di ritorno si abbassano di un anno o più.

  • Sfruttare meglio l’energia elettrica

Per esempio, se passiamo da un riscaldamento a gas ad un riscaldamento con un sistema a pompa di calore, implementato con una dotazione di accumulo dell’energia elettrica i consumi elettrici aumentano, però migliora la quota di autoconsumo e i tempi di ritorno si abbassano ulteriormente, in quanto viene azzerata la bolletta del gas. Ma questo argomento merita un post dedicato per il quale diamo appuntamento a presto.

In conclusione, abbiamo potuto constatare che, in ragione dell’abbassamento dei prezzi e con opportuni accorgimenti d’impianto, i tempi di ritorno attuali sono tornati ad essere comparabili a quelli che avevamo ai tempi d’oro del migliore conto energia.


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L’impianto fotovoltaico: progettazione, installazione e manutenzione

Sistemi di accumulo e ottimizzazione dell’autoconsumo degli impianti fotovoltaici


Riqualificazione energetica di un appartamento con un sistema a pompa di calore

Uno degli intereventi più efficaci e convenienti per la riqualificazione energetica di un appartamento consiste nella sostituzione dell’esistente caldaia a gas per riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria (ACS) con un sistema a pompa di calore aria/acqua, reversibile, con accumulo per la produzione di ACS

Abbiamo quindi fatto il confronto tra due possibili soluzioni impiantistiche:

A.  Sistema a pompa di calore aria/acqua reversibile a bassa temperatura con accumulo per produzione di ACS e sistema di emissione a fan coil (in sostituzione dei radiatori)

B. Sistema di riscaldamento e produzione di ACS con caldaia a condensazione integrato da un congruo numero di condizionatori del tipo ‘split’ per la funzione raffrescamento estivo

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Dall’analisi dei dati del nostro studio, relativo ad un appartamento inserito in un condominio tipico degli anni ’70, e delle considerazioni di seguito riportate, è possibile ricavare un ordine di grandezza del vantaggio economico – in termini di riduzione dei costi di esercizio annui e dei tempi di ritorno dell’investimento nei due casi in ipotesi.

La soluzione A (PdC al posto della classica caldaia a gas) comporta un evidente vantaggio per l’utente in termini di confort abitativo, nonché di rivalutazione economica dell’appartamento dovuta ad un innalzamento della classe energetica.

Le valutazioni economiche tengono conto, oltre che del risparmio di combustibile, ovviamente anche degli incentivi statali e prendono in esame tre città campione (Milano, Roma e Palermo), rappresentative di altrettante zone climatiche.

I dati, caratterizzanti l’utenza e lo studio, su cui è basata la nostra analisi economica sono quelli di seguito sintetizzati::

  • Superficie appartamento: 120 mq (h=3 m)
  • Tariffa elettrica: D3 (impegno potenza 4,5 kW)
  • Costo indicativo dell’intervento di retrofit con impianto a pompa di calore elettrica aria/acqua reversibile da 10 kW termici, fan coil e sistema di accumulo: 10.000 € (taglia riferita alle condizioni climatiche dell’Italia centrale) – Soluzione A
  • Costo della caldaia a gas metano a condensazione, in sostituzione della vecchia, e sistema di condizionamento estivo con apparecchi split per climatizzazione estiva: 6.100€ – Soluzione B

Considerato che l’obiettivo delle studio è quello di fare una stima della convenienza economica di una soluzione rispetto all’altra, si è trascurata l’attualizzazione dei parametri del flusso di cassa. Ciò anche in ragione del fatto che l’attualizzazione dei flussi in entrata (risparmio energetico) è in buona misura compensato dall’aumento delle tariffe energetiche.

Lo studio condotto è solo un esempio di come si può stimare quando un impianto a pompa di calore possa essere conveniente o meno rispetto ad un sistema tradizionale. Sta al progettista valutare, caso per caso, quale sia la soluzione migliore da adottare nello specifico contesto.

I dati riportati in questa tabella mostrano che i tempi di ritorno dell’investimento sono abbastanza simili per le tre zone climatiche. Considerando che entrambi le tipologie d’impianto hanno una vita utile di circa 15 anni, risulta chiara la convenienza ad installare una pompa di calore in luogo di una caldaia a condensazione.

tabella RitEconpdc

Solo nel caso di Palermo (fascia climatica B) la convenienza dal punto di vista economico di installare una pompa di calore si riduce.Tuttavia, se si usufruisce delle detrazioni fiscali, potrebbe risultare ancora vantaggioso l’utilizzo di una pompa di calore in luogo di una caldaia a condensazione.


E’ possibile scaricare lo studio completo dall’area download del Portale Mesos: www.portalemesos.it

Sistemi solari intelligenti: integrazione e gestione smart delle fonti rinnovabili

E’ noto che non mancano gli esempi di utenze che hanno pensato allo sfruttamento contemporaneo di due o più fonti di origine solare; cioè dell’utilizzo combinato di fotovoltaico ed eolico, di solare termico e biomasse, e così via.

Noi pensiamo che a partire dalla integrazione delle fonti e delle tecnologie ‘green’ si possa pensare a soluzioni, da customizzare ai singoli casi e situazioni; ancora più efficienti qualora si ragioni sulla possibilità di ricorso, integrazione e gestione intelligente di una varietà ‘ragionata’ di soluzioni impiantistiche e tecnologiche, che nei vari casi possano essere ipotizzate.

I benefici di un tale sistema sono riferibili, oltre alla serie di vantaggi e “ricavi” energetico-ambientali determinati dall’uso della fonte gratuita e naturale per definizione, quella solare, anche al fondamentale contributo che la diffusione massiccia di questi sistemi potrà portare alla risoluzione della preoccupazione che sta angustiando i gestori delle reti elettriche di mezzo mondo: l’equilibrio delle reti, a causa di un’immissione massiccia di fonti discontinue per definizione, cioè quelle di origine solare.

Le possibili combinazioni di tecnologie e prodotti già disponibili o di cui è prevista l’immissione sul mercato sono tantissime e la loro integrazione e ‘customizzazione’ allo specifico caso è compito del progettista, che sarà in grado di trarre, avuto riguardo alle risorse economiche disponibili, il miglior risultato dalle specifiche circostanze e dalle tecnologie e prodotti disponibiliintegrazione sistemi1

Niente di rivoluzionario o di trascendente o futuristico, basta sfruttare le tecnologie già disponibili in modo ragionato e quindi, attraverso l’intelligenza dei soggetti coinvolti- utente, investitore, progettista e installatore, gestore della rete, soggetto finanziatore- mettere a punto e proporre la soluzione di riqualificazione energetica più adatta al caso specifico, dai due punti di vista tecnico e soprattutto economico.

Un nuovo modo di pensare lo sfruttamento dell’energia solare e l’efficienza energetica

Perché i sistemi di generazione, di captazione e sfruttamento della fonte solare abbiano caratteristiche tali da permetter loro di fornire un reale contributo alla risoluzione del problema energetico di una società sempre più energivora, occorre “ripensare” le soluzioni e i sistemi che le implementano.

Ci riferiamo ad un sistema ”intelligente”, che deve essere pensato in modo sistemico. Le diverse fonti devono cioè fare sistema, sostenersi a vicenda, integrarsi l’una all’altra, valorizzando il contributo di ciascuna, dotarsi di un cervello che le comprenda, le valuti istante per istante, le faccia lavorare al meglio, massimizzandone la resa, rendendole autosufficienti e autostenentesi, perché restituiscano il costo dell’investimento sostenuto ed appaghino l’investitore oltre che sul piano economico, anche sul piano del suo contributo alla coesione e cooperazione sociale.integrazione sistemi 2

Si tratta dunque di vedere il problema in modo diverso, con un approccio sistemico, che d’altra parte è quello che il progettista sta facendo già da diversi anni ad esempio in edilizia nella progettazione del sistema edificio-impianto.

Dovremo trattare il problema nella sua complessità ed interezza, magari sfruttando l’approccio sistemico BIM. Dovremo vedere insieme e far dialogare tra loro i vari sistemi di generazione delle energie termica ed elettrica, insieme ai dispositivi che utilizzano e trasformano tali energie.

Il progettista dovrà mettere in campo tutte le tecnologie e le migliori metodologie utili allo scopo. Pensiamo, nelle versioni, caratteristiche funzionali e potenze specifiche al previsto utilizzo e contesto, a:

  • Tecnologie di riqualificazione energetica in campo civile ed industriale, degli edifici e dei cicli di produzione industriali
  • Sistemi di generazione di energia da fotovoltaico
  • Sistemi solari termici
  • Sistemi eolici
  • Sistemi a pompa di calore a compressione e ad assorbimento dall’aria, dalla fonte idrica e da quella geotermica
  • Sistemi di generazione a biomassa
  • Sistemi di immagazzinamento dell’energia termica e di quella elettrica per il differimento nel tempo del loro utilizzo
  • Approccio ed interoperabilità BIM nella progettazione, gestione e manutenzione dei sistemi complessi
  • Sistema domotico di gestione integrata dei subsistemi che ne integri il funzionamento e l’interattività.

E chi più ne ha più ne metta; si tratta come si può vedere di tecnologie e sistemi disponibili sul mercato e spesso a basso costo d’investimento.

Dare una mano alla rete elettrica

Lo sviluppo di una tale tipologia di sistemi può dare una grossa mano alla risoluzione dei problemi della rete su cui sono concentrati gli sforzi dell’Autorità AEEGSI. In ragione di ciò, e soprattutto per gli sviluppi attesi a breve sui sistemi di storage elettrico, un nuovo impulso e facilitazione allo sviluppo di tali sistemi è certamente pronosticabile per i sistemi a fonti rinnovabili di cui qui stiamo discutendo.

È infatti attualmente, a questo scopo, in consultazione da parte della AEEGSI il documento “Smart distribution system: promozione selettiva degli investimenti nei sistemi innovativi di distribuzione di energia elettrica” (http://www.autorita.energia.it/it/docs/dc/15/255-15.jsp)

Con il documento per la consultazione 255/2015/R/eel, l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico illustra i primi orientamenti in merito a sistemi innovativi di distribuzione dell’energia elettrica (Smart Distribution System) con particolare riferimento agli investimenti sulle reti di media tensione.

I sistemi di distribuzione disegnati in questo articolo sono suscettibili di portare nel giro di pochi anni alla realizzazione di una infrastruttura smart che costituisca una piattaforma per successivi sviluppi, secondo criteri di interoperabilità, per sviluppare in sicurezza l’effettiva partecipazione delle risorse diffuse di generazione distribuita, per il dispacciamento e l’integrazione delle fonti rinnovabili.

Ma allora dove sta il problema?

Perché non ci si è pensato prima? Perché le singole tecnologie e applicazioni stentano a decollare?

Riteniamo che le spiegazioni siano di una duplice natura:

  • l’applicazione e la messa in opera è stata sinora percepita come difficilmente sostenibile economicamente in assenza di incentivi; anche se le prestazioni sono migliorate ed i costi sensibilmente dimunuiti;
  • la messa in opera delle tecnologie descritte è stata quasi sempre vista in modo disomogeneo, e non integrato in un sistema complessivo a gestione integrata dal punto di vista energetico e temporale.

L’impasse economica può, quasi sempre, venir superata da un’attenta analisi economica che è spesso in grado di dimostrare che le applicazioni si autosostengono dal punto di vista economico anche in assenza di incentivi pubblici; ne esistono molteplici esempi in campo industriale.

Il secondo ostacolo va superato mediante un’accorta progettazione di sistemi, che vedano l’integrazione di più tecnologie utili, ma soprattutto dell’approccio sistemico, bilanciando le tecnologie, supportando gli impianti mediante sistemi intelligenti di gestione interoperativa e lavorando in modalità BIM.

integrazione sistemi 3

Il professionista intelligente

In definitiva si possono perseguire risultati molto interessanti per lo sviluppo delle tecnologie green e della loro correlazione al ‘must’ dell’efficienza energetica, purché tutti gli stakeholder coinvolti intendano le corrette ragioni e siano messe sul tappeto valutazioni corrette e tecnicamente valide.

A questo punto non resta che dare la parola a progettisti e installatori che posseggono le necessarie competenze, soprattutto “intelligenze”.

Articolo a cura dell’ ing. Francesco Vivoli

Per maggiori informazioni consultare il sito web di Mesos:      www.portalemesos.it

Il consulente per l’efficienza energetica: nuova sfida e nuova figura professionale

La nuova sfida della green economy

Venerdì scorso il presidente Matarella in visita a Expo 2015, ha celebrato a Milano la giornata mondiale dell’ambiente, ricordando le nuove sfide del futuro e l’importanza di assicurare un mondo sostenibile alle future generazioni, al pari di pace, giustizia cooperazione tra i popoli e il rispetto di diritti fondamentali della persona.

eff-energTra le nuove sfide del nostro Paese, secondo Mattarella, una fra le più importanti è quella della «green economy».

E’ essenziale – ha detto il Presidente – puntare sulla green economy, già adesso è “un vettore importante per il Pil italiano ed europeo e lo sarà sempre di più”, è “la sfida che sta cambiando i mercati”.

Nel promuovere la green economy e la sostenibilità del pianeta, sono fondamentali:

– le idee innovative,

– le tecnologie avanzate

– il protagonismo dei giovani.

Le nuove figure professionali della green economy

Negli ultimi vent’anni, con l’aumento dell’utilizzo delle nuove tecnologie per l’efficienza ed il risparmio energetico e le fonti rinnovabili di energia, alcune figure professionali tradizionali stanno via via per esser sostituite da personale esperto in grado di occuparsi di energia ed efficienza energetica, sia in ambito industriale sia residenziale.

Il percorso di riqualificazione delle competenze e di creazione di professionalità è ancora lungo ed il gap da colmare ampio, mentre i percorsi formativi tradizionali non sempre riescono ad assolvere a questa nuova sfida.

A livello europeo già da diversi anni si parla di qualificazione delle nuove figure professionali del settore energetico ed edilizio, e si avverte anche in Italia la necessità di normare le nuove figure professionali, definendo quelle che sono le loro conoscenze, abilità e competenze.

Per alcune di queste nuove figure sono stati definiti dei percorsi di qualificazione a livello nazione, pensiamo al certificatore energetico, all’energy manager, all’esperto in gestione dell’energia, all’installatore di impianti a fonti rinnovabili, all’auditor energetico.

consulente energetico

Per altre figure invece non è sempre chiaro quali mansioni possono svolgere, quali competenze sono richieste, e qual è il percorso formativo per la loro acquisizione, e per la certificazione delle competenze già esistenti.

A titolo esemplificativo, penso ad una figura professionale, non ancora ben definita che potremmo chiamare il “consulente energetico” o” consulente per l’efficienza energetica”, ma che ricopre un ruolo molto importante.

Sfogliando gli annunci di offerte lavorative sono veramente tante le richieste da parte delle aziende, ma non esiste un percorso formativo riconosciuto per diventare “consulente energetico” nè sono richiesti particolari titoli di studio o abilitazioni professionali.

Chi è dunque il “consulente energetico o” consulente per l’efficienza energetica”? e quali mansioni dovrà assolvere, con quali competenze?

Il consulente energetico opera nel settore del risparmio energetico delle energie rinnovabili; è un professionista che affianca il cliente nella individuazione e realizzazione di interventi di riqualificazione e di efficienza energetica, aiutandolo ad orientarsi e consigliandolo di volta in volta quale servizio o tecnologia impiantistica è più indicato.

 

 

consulenza

Egli segue il cliente in tutte le fasi, dalla diagnosi energetica alla scelta delle soluzioni più efficaci per il risparmio energetico fino alla certificazione energetica; dev’essere in grado di analizzare i bisogni per proporre le soluzioni tecnologiche su misura.

Rivolgersi ad un consulente energetico esperto e qualificato ha dei vantaggi sia per le aziende e la pubblica amministrazione, sia per i cittadini che vogliono rendere più efficiente la loro abitazione e risparmiare sulla bolletta di elettricità, gas e acqua.
E’ pertanto un professionista con competenze a largo spettro in materia di energia, di legislazione e normativa tecnica di settore, in particolare dev’essere in grado di eseguire correttamente una diagnosi energetica e proporre, a seconda dei casi e delle esigenze del cliente, interventi di riqualificazione dell’involucro edilizio oppure degli impianti di condizionamento termico, deve conoscere le tecnologie impiantistiche a fonti rinnovabili e le loro applicazioni, ed esser capace di eseguire una valutazione tecnica ed economica di interventi di riqualificazione del sistema edificio-impianto.

edificio

E’ dunque una nuova figura professionale, un libero professionista che si affianca all’esperto in gestione dell’energia e all’auditor energetico, ma non meno importante perchè rappresenta il primo contatto del cliente ed influenza le sue scelte.Deve conoscere anche le tecniche di vendita e deve sapersi rapportare alle diverse tipologie di cliente, ma non è un venditore.

Pertanto è importante che abbia una formazione preferibilmente di tipo tecnico, (al momento non sono richiesti titoli di studio specifici, nè certificazioni) ed è opportuno che abbia seguito dei corsi di formazione specifici sulle tecnologie rinnovabili ed efficienti, per esser in grado di svolgere con professionalità questa nuova professione.

La formazione del Consulente energetico

La società Mesos, sempre in prima linea per rispondere alle esigenze formative del settore energetico e pensando a nuovi sbocchi professionali per i giovani in cerca di occupazione, sta progettando un percorso formativo di tipo teorico – pratico in grado di fornire le conoscenze, abilità e competenze di questa nuova figura professionale, sempre più richiesta sia dalle aziende sia dal cliente finale.

Riprendendo in conclusione ancora le parole che il presidente Mattarella rivolge ai giovani industriali:  “È necessaria una visione ambiziosa di lungo periodo per posizionare il nostro paese su un sentiero virtuoso. Soltanto un impegno condiviso potrà determinare condizioni durature per promuovere sviluppo, piena partecipazione al mondo del lavoro e progresso sociale”.

Non si può creare una crescita duratura nel paese e nuovi posti di lavoro senza un percorso di crescita personale e professionale finalizzato all’acquisizione di elevate competenze professionali e qualità dei servizi.


 

Per conoscere l’offerta formativa completa, vi invitiamo a visitare il Portale Mesos all’indirizzo http://www.portalemesos.it oppure contattateci direttamente via e-mail : info@portalemesos.it o telefono 06 3048 6031